Ciao Bruto

È morto Bruto!

A dire il vero per essere politically correct dovrei dire che si è addormentato. È così che bisogna fare in questo mondo, un po’ ipocrita lasciatemelo aggiungere, che ti deve per forza addolcire la pillola.
Ma questo è, ha chiuso gli occhi e se n’è andato per sempre.

Il mio piccolo grande cane privato.

Discreto, paraculo, garbato, indipendente, gentile, silenzioso, affettuoso, sorridente (ndr non è una metafora, sorrideva davvero 😉 ), insomma un immenso cuore sincero circondato da peluria sparsa.
Impossibile non volergli bene.

Che poi non eri affatto Bruto 😉

Aveva questo nome curioso e assolutamente fuorviante, solo per via di un simpatico episodio occorso proprio 14 anni fa, quando io, mio figlio Luca ed il suo passeggino, lo abbiamo inseguito per tutta Monterotondo.
L’avevamo incontrato nei vicoli del centro storico eretino e, una volta realizzato che fosse un vagabondo, avevamo iniziato a seguirlo per cercare di convincerlo a venire con noi.

Niente, non c’era verso.
Ci avvicinavamo, si prendeva due coccole ma poi se ne andava dove diceva lui. Nemmeno un bel pezzo di pizza con le salsicce aveva suscitato il suo interesse. Ogni tentativo era vano tanto che ad un certo punto l’abbiamo anche perso di vista.

E va beh, si vede che non voleva venire con noi.
All’improvviso però, quando avevamo perso ogni speranza, incrociamo una signora a spasso con una bella barboncina nera, che veniva pedinata da quel maschietto latin lover.
Ahhh ecco cosa ti piace, le femmine e non le salsicce.

Mi avvicino alla signora che vedendo mio figlio nel passeggino non si spaventa più di tanto del losco individuo, sto parlando di me ovviamente, e le chiedo se poteva farmi la cortesia di continuare a camminare fino al cortile della casa dove abitano i miei. Così facendo avrei avuto modo di bloccare il paravento.

La tipa mi guarda e mi dice con un forte accento francese: “Perché tu vuoi portarlo a casa?”.
Per favore leggete la sua frase con tutte le erre mosce.
Vi prego fatelo perché è molto importante se non fondamentale, che il suo italiano alla francese risuoni bene nella vostra testa. Solo cosi potrete capire il motivo del nome del mio amico dal cuore grande.

Dunque… io le rispondo che volevo aiutarlo e magari tenerlo con me, e lei, ingenuamente, mi risponde:
“Lo vuoi tenere?!? Ma sei sicuro, è così bruto!”.

E Bruto, fu!

Il suo contributo al termine di un po’ di giardinaggio

Quel suo cinismo nel dirmi onestamente cosa pensava in quel momento, storpiando però la parola italiana “brutto”, ha fatto si che il nome anche in quel caso, nascesse da solo.
Insomma era Bruto di nome ma non di fatto.

La nostra lunga e bella amicizia iniziava così, con uno strano nome che nasceva in un modo curioso che ricorderò sempre con immensa gioia.
Da quel giorno Bruto è sempre rimasto con noi e ha saputo amare tutta la nostra famiglia, così come solo un cane sa fare.

Un amore sincero e leale che non ha bisogno di parole.
Un amore che spero di aver ricambiato almeno in parte.

Oggi ho dovuto prendere una decisione difficilissima. Una di quelle che non si possono rimandare o far finta che non necessitino di una presa di posizione.
Una decisione che pensandoci bene, ho avuto il coraggio di prendere solo grazie a tutto l’amore che tu, mio piccolo grande amico gentile, hai saputo donarmi in ogni singolo istante della tua miracolosa amicizia.
Ciao amico mio… spero di rivedere un giorno quei tuoi occhi puri e dolci che stasera ho accarezzato per l’ultima volta.
Ti voglio bene Bruto.  ♥ ♥ ♥
Ah mi raccomando, non preoccupatevi per me, in fondo era soltanto un cane.

Che faccia!

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