Speranza, Elena e Nikita. Da guerriero nasce guerriero.

Ecco a voi il bellissimo racconto di Elena Martinelli, 3° classificato al contest Natale 2018 di Corri a 6 Zampe. Complimenti Elena e grazie per aver partecipato.
Buona lettura…

Questa è la storia di una giovane donna che viveva in una piccola città nascosta tra le montagne del sud Italia, una piccola realtà in cui il giudizio della gente era una costante nella quotidianità di tutti, soprattutto nella sua. Sin da piccola Elena era infatti stata vittima di scherni e battute gelide da parte dei compagni di scuola per via del suo aspetto fisico, era infatti una bambina bassina, paffuta e per di più con problemi di udito che la allontanavano dal resto del gruppo classe.

Elena e Nikita

Fino al diploma aveva deciso di vivere in disparte coltivando le sue passioni, anch’esse oggetto di scherni da parte degli altri ragazzi, Elena viveva infatti in un mondo tutto suo dove libri, animali e sport la facevano da padrone ma in cui solo i libri potevano circondarla per davvero durante tutte le ore della sua giornata. I suoi genitori infatti, per via dei suoi problemi di salute, non le consentivano di praticare alcuno sport ed erano contrari ad avere animali in casa.
Più volte avevano provato ad accontentarla regalandole pesci e pappagalli che però sua sorella, puntualmente, faceva scappare o cadere nel lavandino finendo con l’ammazzarli. Ad Elena questi animali piacevano, lei adorava persino osservare la vita dei serpenti in vendita nelle teche del negozio di animali del suo quartiere, ma ciò che più la rendeva felice erano i cani.

Aspettava ogni anno con ansia il periodo della vendemmia perché era allora che, tutti insieme con la famiglia, si recavano in campagna dallo zio Francesco che possedeva un’enorme fattoria piena zeppa di animali di ogni genere ma soprattutto protetta da ben 6 pastori abruzzesi: Bianca, Lessie, Nuvola, Neve, Skipper e Pallina.
Mentre gli adulti si occupavano della preparazione del nettare di Bacco, Elena passava l’intera giornata a giocare con i suoi enormi amici bianchi. In quei momenti si sentiva padrona del mondo, invincibile e sicura come poche volte le accadeva, i suoi amici a quattro zampe erano per lei uno scudo invincibile.
Di loro conosceva tutto, il comportamento, l’anatomia e le caratteristiche tipiche di ogni razza, il primo libro che aveva chiesto al papà di comprarle si chiamava “Il mio cane, breve guida all’arrivo di un cucciolo”, lo aveva trovato in una piccola bancarella dell’usato durante una vacanza a Milano, città in cui era nata. Quel libro l’aveva letteralmente divorato in una giornata, ne aveva assorbito come una spugna tutte le informazioni e non vedeva l’ora di continuare ad apprendere, sempre di più. Il modo in cui però più amava ‘studiare’ quegli animali tanto speciali era osservandoli, passava interi pomeriggi liberi dallo studio ad osservare il comportamento dei diversi branchi di cani randagi che si aggiravano nel suo quartiere e tutti in zona avevano notato come quei 12 cagnoni di ogni varietà di colore si lasciassero avvicinare solo ed esclusivamente dalla piccola Elena.

Un momento coccole

Con il diploma si chiuse un enorme capitolo della sua vita, nell’agosto 2015 tutte le valige erano pronte ed un autobus grigio la stava attendendo per portarla nel luogo in cui un nuovo, enorme e ricco capitolo avrebbe preso vita. Pescara, era questa la città scelta da Elena per frequentare i corsi universitari di Mediazione linguistica, una città metropolitana di mare, l’opposto dell’ambiente in cui aveva vissuto per ben 18 anni. Era spaventata, tutto la spaventava in quella nuova realtà, i nuovi compagni, i nuovi insegnanti, un metodo di studio con cui mai si era interfacciata prima e soprattutto una nuova casa da gestire interamente in autonomia insieme con la sorella con cui i rapporti non sempre erano stati rosei. Ma, giunta a destinazione, qualcosa stuzzicò immediatamente la sua testa e la sua fantasia: la nuova casa in cui avrebbe trascorso i prossimi cinque lunghissimi anni universitari era munita di giardino privato… subito le tornarono in mente le mille volte in cui i suoi genitori, alla richiesta di adottare un cucciolo, le avevano detto “avrai un cane solo quando avrai un giardino”.

– Sarà un nuovo inizio – pensò subito entrando a sistemare i bagagli. Pensiero che si ingigantì quando la proprietaria di casa si disse favorevole all’ingresso in casa di un animale poiché lei stessa possedeva un piccolo bassotto tedesco – Bingo! – disse Elena che così cominciò a spulciare ogni singola pagina presente nel web che si occupava di adozioni e rescue di cani di ogni genere. Voleva un cane, – uno qualsiasi – disse inizialmente, razionalizzando però subito tutti gli studi svolti durante gli anni, tutti avevano in comune un monito: “la scelta di un cane va ponderata in base al proprio stile di vita”.

– E io? Che stile di vita ha un universitario? – tutto sembrava ricondurla al nulla che l’aveva accompagnata fino a quel momento quando un giorno, girando per le vie della città si imbatté in un enorme parco che affacciava sul mare… – un posto ideale per fare sport immersi nella natura senza dover pagare un abbonamento – pensò subito, ma altrettanto in fretta si rese conto di quanto quel posto fosse isolato e buio dopo una certa ora.
Tornata a casa rielaborò tutto quanto accaduto dall’arrivo in città fino a quella sera quando, finalmente, decise che il cane ideale per lei avrebbe dovuto essere dinamico e forte, un cane con cui condividere non solo la casa (non lo avrebbe mai lasciato in giardino) ma anche la passione per lo sport. E così riaccese il Pc e cominciò una lunga notte di ricerca… il mattino seguente aveva gli occhi pieni’ di sonno e il pc pieno di file contenenti foto e storie di centinaia di cani in cerca di casa ma tra tutti c’era lei, una piccola palla di pelo nera la cui didascalia recitava “tutti i fratelli sono stati adottati, resta lei, nessuno la richiede perché nera. Femmina, 3 mesi”, il suo nome era Speranza – quello di cui abbiamo bisogno entrambe, piccolina – pensò Elena osservando ancora una volta le foto della cucciola.

Mi è sembrato di sentire qualcosa!

Dopo aver parlato con sua sorella ed i suoi genitori decise di contattare il numero segnalato all’interno del post e di sottoporsi all’iter necessario per procedere all’adozione, dopo 18 anni finalmente stava per realizzare uno dei suoi sogni più grandi.

IDONEA ALL’ADOZIONE

Questo quanto scritto nel primo rigo della mail inviatale dall’associazione che aveva in stallo la piccola Speranza, la gioia era immensa anche per la sorella di Elena che da sempre aveva paura dei cani – voglio cambiarle il nome – disse Elena – ormai non ha più bisogno di alcuna speranza, ora abbiamo solo bisogno di lottare insieme – e così decise di cambiare nome alla nuova arrivata chiamandola Nikita, un nome forte e importante che nella cultura dell’est significa ‘colui che combatte/ colui che vince’. Sì, era quello il nome adatto alla cucciola, adatto alla loro vita.

QUALCHE MESE DOPO

Nikita era la cocca di casa, si scoprì ben presto che era un incrocio tra un pitbull ed un pastore belga malinois, una bomba ad orologeria praticamente ma la sua padrona non si perse d’animo, si rimboccò le maniche e cominciò a lavorare con lei sull’obbedienza per molte ore a settimana. Nikita cambiò radicalmente, cominciava ad essere un cane equilibrato con cui era possibile passeggiare tranquillamente anche tra centinaia di persone senza che lei desse alcun cenno di stress o aggressività. Restava quindi un ultimo passo da fare: studiare un modo per poter fare sport insieme. Ancora una volta Elena accese il pc in cerca di informazioni, questa volta però a farle compagnia durante la notte c’era la sua nuova migliore amica. Poche ore dopo aveva letto diversi studi e articoli riguardanti una disciplina chiamata Canicross ‘corsa campestre con cane’ – è quello che faremo – pensò.

Il giorno seguente portò Nikita nel grande parco visto appena arrivata in città e cominciò con un giro a passo svelto, vedendo che la piccola la seguiva senza alcun problema cominciò ad introdurre i diversi comandi base utili ad una corsa sicura in ogni situazione. Già a partire da poche settimane dopo diedero inizio al primo allenamento, Nikita era probabilmente il cane più felice del mondo in quei momenti, non vedeva l’ora di uscire, quando imboccavano la strada che portava al parco iniziava ad abbaiare felicissima. I risultati degli allenamenti erano evidenti per entrambe, fisicamente ma soprattutto mentalmente! Nikita era una delle poche femmine sterilizzate del parco non in sovrappeso ed Elena non era più la ragazzina paffuta e timida che non si confrontava con nessuno. Quel piccolo incrocio malefico le stava letteralmente cambiando la vita… ‘colui che vince’

Erba verde e fresca 😉

COLUI CHE LOTTA

Ben presto il peso del nome dato al suo cucciolo cominciò a farsi sentire, continui episodi di vomito costellavano la vita quotidiana della piccola Nikita, nulla di tanto preoccupante fin quando non cominciò a vomitare sangue… la corsa dal veterinario, “le analisi sono perfette” dice il dottore, cosa diavolo sarà? Nessuno riesce a dare una spiegazione fin quando, durante una notte insonne Elena si accorge che la pancia della sua cucciola fa dei rumori fortissimi e insoliti, il giorno successivo la porta nuovamente in clinica e viene subito effettuata un’ecografia addominale che porta alla luce diverse problematiche. “Nikita è nata con diverse malformazioni e questo compromette parte delle funzioni digestive”, in sostanza il referto spiega che le dimensioni degli organi della piccola guerriera sono sottosviluppati, il suo fegato è minuscolo, pari a quello di un pinscher, il ché è tutto dire per un cane di taglia media, ma ancora peggiore è la situazione del suo pancreas “ha sviluppato solo metà dell’organo e di questo ne funziona solo un’ulteriore metà. La diagnosi conclusiva è quindi pancreatite cronica”.

Un fulmine a ciel sereno, per un cane così giovane, di soli due anni e mezzo è una diagnosi grave. Si provano diverse terapie ma nessuna sembra funzionare per più di pochi giorni fin quando la sua padrona, stanca di vedere il suo cane rifiutare cibo e vomitare quel poco che ingeriva, decide di ripartire proprio da lì: una nuova alimentazione. Con l’aiuto di un veterinario nutrizionista tutto sembra risolversi, la cucciola ricomincia a mangiare volentieri e nessun episodio di vomito si verifica nel corso di sei lunghi mesi.

Acqua azzurra. acqua chiara

IL RITORNO IN CAMPO

È il momento giusto per riprendere gli allenamenti che tanto facevano bene ad entrambe, riprendere, o meglio, ricominciare, già perché durante la convalescenza né Elena né Nikita hanno potuto allenarsi, sono state l’una accanto all’altra durante tutti i mesi di controlli e cure. Si ricomincia piano piano con una corsa blanda e con degli esercizi mirati a riattivare ben bene tutta la muscolatura e poche settimane dopo entrambe sono pronte per la loro seconda prima corsa insieme.
5 km, un piccolo inizio ma soddisfacente per entrambe al termine dei quali si concedono una lunga passeggiata e un riposo in riva al mare primaverile, Nikita adora il mare, peccato abbia paura dell’acqua visto che la sua padrona è un asso del nuoto. Da quel giorno gli allenamenti sono continuati durante tutto l’anno con piccole pause durante i mesi più caldi in cui si dedicano ad altre attività più leggere, d’altronde, nessuna delle due ama il caldo, sono entrambe nate sulle montagne… ah sì! Quasi dimenticavo questa piccola curiosità, la piccola Nikita, proprio come colei che l’ha tirata fuori da un canile, è nata in un piccolo paesino tra le montagne del sud Italia… l’ironia della sorte.

LA VITA OGGI

Oggi Nikita ha circa 3 anni e mezzo, la sua padrona sta per concludere il primo ciclo degli studi universitari, ha percorso già due strade lavorative e sono ogni giorno sempre più affiatate. La gente si ferma ad osservare i loro allenamenti, rimangono esterrefatti quando al parco vedono il malefico incrocio pitbull che se ne sta lì sdraiato nell’erba ad osservare la sua padrona mentre fa i suoi venti minuti di riscaldamento e attendere impaziente il suo turno: la corsa.
La sua felicità nel momento in cui viene agganciata al guinzaglio è indescrivibile, le basta uno schiocco di lingua di Elena per prendere il via, due schiocchi per stare a sinistra e tre per andare a destra. Non servono parole, tutto avviene in modo totalmente naturale, un rapporto unico e intenso soprattutto per il modo in cui entrambe rispettano gli spazi l’una dell’altra, sono ormai una coppia di fatto, insieme ovunque vadano.

Elena Martinelli

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