Il mio allenamento a 6 zampe

Ecco a voi il bellissimo racconto di Giorgia Zerman, 2° classificato al contest Natale 2018 di Corri a 6 Zampe. Brava Giorgia e grazie per aver partecipato.
Buona lettura…

Mancavano 3 settimane alla mia prima maratona. Ero reduce da una stagione estiva di allenamenti lunghi e solitari, per prepararmi a questo grande evento. In quel periodo il mio programma di allenamento era cambiato: era diventato meno intenso, non erano previsti altri lunghi e le ripetute si erano accorciate.

Quel giorno mi sono avvicinata al frigo, dove ho appeso il mio foglio di corsa: “oggi mi toccano le 10 x 300”.

Giorgia ed il suo “serissimo” Braun

“Beh, mi va bene”, penso, e subito mi figuro mentalmente sulle piste di atletica: io che giro sul circuito in solitaria, intervallata solo dal suono del cronometro e dal mio respiro affannoso. In effetti, uno scenario non molto allettante.

Poi volto lo sguardo verso destra, perché mi attrae qualcosa o meglio qualcuno che mi sta guardando in silenzio. No, scusa, mi sta proprio fissando, e neanche tanto in silenzio, se tendo l’orecchio posso sentire un flebile e acutissimo sibilo che di solito lui usa per attirare l’attenzione. Allora mi giro verso di lui, assiso sul suo trono-divano, marrone come il suo pelo (a volte con il buio non riesco a distinguerli -dove inizia il cane e dove finisce il divano-), e gli dico: “OK ANDIAMO”.

 

Non ho finito di dirlo, che me lo ritrovo ai piedi, con il codino a frullatore. Mi vesto, lo imbrago e usciamo di casa nell’agitazione generale.

“Le ripetute si fanno meglio in pista”
sento la vocina buona dentro di me,
“Si ma vuoi mettere nelle vigne con il cane che ti tira?”
risponde l’altra vocina a 4 zampe.

E quindi via, la nostra procedura è abbastanza standard: il riscaldamento inizia con 1,5 km di annusa di qua e annusa di là, più varie deiezioni e punte su lucertole e gatti. Non ho particolari pretese dal mio bracco in questa fase, lo assecondo. Quando sento che la linea comincia tendersi, capisco che è ora di alzare l’asticella, che lui è con me, è connesso e concentrato. Dico ad alta voce una frase come “Ok Braun, basta cazzate adesso, cominciamo a correre” e per sintonizzarlo ancora di più su di me, faccio scattare il lap sull’orologio. Quando il bracco sente il BIIIP, capisce che è iniziato il lavoro. Diamo via ad un riscaldamento più efficace, anche per me, con altri 2/3 km in scioltezza, per alzare i battiti.

Eseguito il riscaldamento è ora di capire di che pasta siamo fatti. Nel frattempo, mi sono avvicinata ad un campo, coltivato a vigne, in cui ci sono vari rettilinei di almeno 300 mt, come la misura delle mie ripetute. E iniziamo.

3, 2, 1…VIA!

Lo urlo proprio, perché voglio che Braun capisca che deve andare veloce, e capisce, eccome se capisce. Il suo trotto si trasforma in galoppo, siamo al passo di 3’30” circa e la prima ripetuta è sempre così emozionante: velocità, entusiasmo, energia! Anche Braun è contento, e sono sicura che dentro di sé pensa: meglio questo del trono-divano. Alla fine di ogni sessione ci riposiamo fermi per un minuto, giusto il tempo per non avere più il cuore in gola, e poi di nuovo: 3, 2, 1…

Braun pronto a partire.

Ogni tanto lo devo incitare, forse per incitare anche me, per portare a termine il lavoro.

Alla fine siamo esausti, ma ce l’abbiamo fatta. Con calma decido di allungare il defaticamento fino ad un piccolo torrente; “te lo meriti”, sgancio la linea e lui si fionda senza tanti indugi dentro l’acqua, come al solito si immerge quasi completamente e in contemporanea beve. È bellissimo vedere così il mio Braun, stanco e felice, che mi azzera tutti i dubbi che avevo in partenza. Ce la farà a sostenere tutte le ripetute? Non rischio di farmi male sul terreno dissestato? E se poi incrociamo un fagiano? Queste e altre domande non esistono più, è così evidente che ci siamo divertiti e che vale sempre la pena provarci.

Me lo tengo a mente, per le prossime volte.
Terrò questi ricordi dentro di me nei momenti più duri della maratona, in cui davanti a me la tua presenza galoppante non ci sarà materialmente, ma nella mia testa e nel mio cuore si. E sarà proprio questo che mi porterà al traguardo di quei 42 perché la corsa è sì sacrificio ma è soprattutto divertimento.

E correre con te Braun, significa adrenalina, divertimento e felicità!

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